Fare radio unisce

07.09.2020 - 16:53 | Christian Possa

Programma, produce musica e costruisce robot. Il reporter mobile Meo ha un debole assoluto per la tecnologia. Una dote che risulta utile a lui quando deve assemblare i suoi interventi o ai suoi colleghi di progetto quando utilizzano il programma di montaggio.

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Meo, reporter mobile: «Voglio che i miei interventi siano coinvolgenti e che le persone non cambino subito canale.»

«Già all’età di due anni, preferiva smontare le radio piuttosto che giocare con i lego», racconta sua madre Kathrin. Non sa da dove provenga il suo entusiasmo. «Non l’ha preso da me», aggiunge ridendo. La stanza di Meo rivela già molte cose sui suoi hobby. Sulla scrivania regna un grande schermo, l’immagine sullo sfondo mostra un elaborato fotomontaggio del gioco Minecraft. Intorno allo schermo sono allineati un mouse, una tastiera, una console di mixaggio, una tastiera di registrazione, un microfono e delle cuffie. Il resto della stanza, fino alla finestra, è occupato principalmente da una batteria, mentre davanti all’armadio si trova un robot grande quanto un’anca.

Lo stesso Meo si definisce come una persona piuttosto appassionata alla tecnologia. Non lo stupisce più di tanto, dunque, di essere stato attirato dalla Digiweek svoltasi presso il Villaggio Pestalozzi per bambini. Ma i suoi interessi non si fermano qui. Avrebbe partecipato volentieri anche alla Conferenza nazionale dei bambini. Purtroppo, però, non era tra i tre selezionati della sua classe. «Il Villaggio per bambini mantiene veramente quello che promette il suo nome», afferma entusiasta. Un villaggio dove ci sono più bambini che adulti. E ai suoi occhi questo include anche che i bambini hanno un luogo dove imparano cos’è la responsabilità e, allo stesso tempo, in cui possono decidere autonomamente.  

Il tredicenne si è iscritto al progetto «Reporter mobili» perché offre una vera e propria possibilità di calarsi nel ruolo di un reporter. «E allo stesso tempo ci si può costruire un portfolio personale.» Dovendo passare ora alle scuole superiori, Meo è nel bel mezzo della scelta della sua professione futura. Se programmatore o produttore musicale, questo ancora non lo sa. Quando gli viene chiesto cosa significa il progetto per lui, dopo una breve esitazione risponde: «Forse ora do più importanza alla ricerca.» La fioritura di Meo come reporter mobile è però più evidente a chi gli sta intorno. «Credo che sia diventato più aperto e loquace e abbia più coraggio di provare le cose», afferma Marina Ehrmann, l’insegnante della sua classe. Alla luce della reazione positiva mostrata dalla tredicenne dinanzi al fare radio, la docente ha prenotato subito un progetto di una settimana per l’intera classe nel Villaggio per bambini. Per la madre, Kathrin, il progetto non si riduce meramente al fare radio. Nota che Meo incontra persone che gli fanno bene, al di fuori della scuola. «È il tempo che trascorrono insieme, dove si sente preso sul serio, a farlo divertire.» 

Nel suo prossimo intervento, Meo vuole avvicinarsi agli ascoltatori italiani e mostrar loro perché vale la pena o meno visitare questo Paese affacciato sul Mediterraneo. Per lui è importante dare sempre un tocco personale a tutto quello che produce. «E vorrei che sia coinvolgente e che le persone non cambino subito canale.» Impiega molto del suo tempo per il montaggio, eliminando gli inutili momenti in cui si schiarisce la gola o creando appositamente dei rumori di sottofondo. Quando parla del programma che utilizza per farlo, sembra tutto così facile e logico. Sembra che le conoscenze in campo tecnologico gli appartengano. Non è così per tutti i reporter mobili. Ecco perché Meo è molto richiesto durante gli incontri trimestrali per quanto riguarda le questioni tecniche. «Mi fa sentire bene quando so che servo a qualcuno», ammette prima di immergersi di nuovo nel programma di produzione.  

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