Giovani talenti sfondano sulla powerup_radio

07.09.2020 - 17:14 | Christian Possa

Sono giovani, amano la radio e sacrificano il loro tempo libero per farla: i e le reporter mobili. Le educatrici dei programmi radiofonici Mariel Diez e Samantha Kuster parlano di un nuovo progetto, che si nutre in gran parte dell’entusiasmo dei suoi partecipanti.

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Un team ben preparato: Samantha Kuster e Mariel Diez, le educatrici dei programmi radiofonici e responsabili del progetto «Reporter moblili».

Cosa si cela dietro al progetto «Reporter mobili»? 

Mariel Diez: Una volta conclusisi i progetti, c’erano sempre dei bambini e degli adolescenti che si erano appassionati alla radio e volevano assolutamente continuare. Finora, però ci sono mancate le risorse necessarie a realizzare queste idee. La situazione è cambiata con l’arrivo di Samantha nella powerup_radio. 

Com’è nato il progetto?

Samantha Kuster: Abbiamo iniziato lo scorso novembre con sei bambini. Nel frattempo, si sono aggiunti altri quattro partecipanti che avevano visto il nostro bus radiofonico in piazza in occasione della giornata dei diritti dell’infanzia. Mariel Diez: È importante sottolineare anche che lo fanno nel loro tempo libero. All’inizio pensavamo che l’euforia sarebbe scemata con il tempo e che le cose sarebbero cambiate. Ma i bambini continuano ad essere ancora molto motivati. Ha abbandonato solo uno studente, che è ancora molto giovane ed era già indeciso sin dall’inizio. 

Cosa distingue il progetto «Reporter mobili» dagli altri progetti radiofonici?

Mariel Diez: Nei progetti classici, a volte è difficile instaurare un rapporto con i bambini. Si ha a che fare con classi intere o un’intera scuola e si ha poco tempo. Quando si inizia a conoscersi veramente e si scopre il loro potenziale, è già tutto finito. Con i e le reporter mobili siamo stati in grado di instaurare un rapporto duraturo.

La pensi anche tu così Samantha?

Assolutamente sì. Il modo in cui i bambini maturano e fioriscono si può vedere anche nei progetti che durano una settimana. Ma solitamente è solo un guizzo veloce e si pensa «Wow!» ed è poi già tutto finito. In questo progetto, possiamo far crescere i partecipanti in modo ancora più mirato. 

Che tipo di sviluppi osservate nei reporter mobili? 

Samantha Kuster: Il grande orgoglio che sentono quando realizzano qualcosa. E giustamente. Durante il lockdown ho convocato una volta un incontro virtuale su Zoom. Una mamma mi ha raccontato in seguito che suo figlio è corso per tutta casa annunciando orgoglioso che, da lì a poco, avrebbe avuto una riunione. Credo che i bimbi si sentano stimati e che apprezzino di prendere le redini e di essere importanti. Mariel Diez: È bello vedere che hanno il coraggio di provare qualcosa di nuovo. La trasmissione andata in onda nel periodo del coronavirus #powerupverbindet (ossia #powerupunisce) si è tenuta ogni giovedì in inglese per coinvolgere anche tutti gli ascoltatori dei programmi di scambio. Tobias si è avventurato e, nonostante il poco tempo a disposizione per prepararsi, ha condotto delle interviste con giovani provenienti da Serbia o Macedonia del Nord. Sono momenti molto intensi quelli in cui presentiamo loro delle nuove sfide e loro, invece di dire «no, meglio di no», dicono «ma sì, ci provo».

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