L’attrito genera energia

27.09.2019 - 17:28 | Simon Roth

Sebbene si parli di pace, ci sono attriti: quando gli adolescenti discutono all’European Youth Forum Trogen, può succedere che si alzi la voce. Tra gli oltre 140 adolescenti di nove nazioni che quest’anno hanno discusso sul futuro dell’Europa, c’era anche l’alunna di scuola media svizzera Lea. In questa settimana ha imparato molto, anche grazie alle intense discussioni.

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All’EYFT Lea ha deciso di contribuire a un’atmosfera più positiva nel mondo.

Il primo contrasto non si fa attendere. Nel corso del workshop i partecipanti con dei gessi tracciano per terra i contorni dell’Europa, senza un modello da ricalcare: devono farlo mettendo insieme le loro conoscenze derivanti da nove paesi diversi. È uno scontro tra mondi e modi differenti di concepire l’Europa.

Per Lea questa esercitazione è stata un’esperienza nuova; non riesce a capire come delle persone possano accapigliarsi per un confine. «Io amo l’armonia», afferma. Ma l’esercitazione ha raggiunto lo scopo prefisso: il contrasto è stato provocato volutamente. Ne nasce una discussione: gli adolescenti si scambiano opinioni per arrivare insieme a una soluzione.

Quando gli adolescenti mettono a confronto le loro idee, nascono attriti e quindi energia, che durante questa settimana alimenterà più di una visione. Anche per Lea. In futuro, si ripropone di contribuire a un’atmosfera più positiva nel mondo. Proprio quello che si prefigge il workshop Eurotopia: degli adolescenti elaborano insieme visioni e strategie per contribuire a creare il futuro dell’Europa.

«Divertimento e argomenti seri non si escludono a vicenda.»

Lea – alunna di scuola media svizzera
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Nel workshop Eurotopia, adolescenti di nove paesi Hanno discusso sul futuro dell’Europa.

Il giorno seguente, i partecipanti suddivisi in gruppi creano la loro Eurotopia. Al centro della stanza c’è un lungo tavolo con sopra forbici, penne, riviste. Gli adolescenti disegnano, colorano e scrivono le loro visioni sulle pareti della stanza. Lea passa da un gruppo all’altro, si rivolge agli altri, li ascolta e li fa ridere. Diversi partecipanti le mostrano il risultato del loro lavoro e le chiedono cosa ne pensa.

«Cerco di incoraggiare chi ha un carattere riservato», dichiara la ventunenne. Per svolgere questo compito, dice Lea, deve mettere un freno alla sua personalità: le piace essere al centro dell’attenzione, ammette. Ma aggiunge che ascoltare le serve molto, perché ciascuna persona ha esigenze diverse, che vanno ascoltate individualmente. In tal modo impara a trasmettere a persone di vario carattere la capacità di difendere se stessi e gli altri. Louise, una sedicenne della Lettonia, dice che Lea è una persona socievole e di buon cuore, e che con lei può ridere di tutto. La apprezza soprattutto perché sa ascoltare e si prende a cuore le preoccupazioni degli altri.

«Il mio motto è: nessuno viene escluso.»

Lea – alunna di scuola media svizzera

Le esperienze che gli adolescenti e i giovani fanno a Trogen durante l’EYFT lasciano un’impronta. Ciascuno decide quali insegnamenti di vita portarsi a casa. Il periodo al Villaggio per bambini serve a fornire spunti di riflessione. «Gli adolescenti europei si incontrano al Villaggio per bambini e attraverso lo scambio diretto con gli altri hanno l’opportunità di considerare i loro problemi e sfide da una prospettiva diversa», spiega Adrian Strazza, responsabile del progetto EYFT. In tal modo, continua, si generano nuove soluzioni; gli adolescenti tornano alle loro scuole con la motivazione di darsi da fare attivamente e agire. «Con i loro input aiutano a rendere il mondo un pochino migliore», conclude Strazza.

All’EYFT Lea ha imparato molte cose su di sé e sugli altri. Per esempio, ha avuto modo di riflettere sul suo comportamento, trovando un atteggiamento più positivo. Troppo spesso, dice, nella vita ci si concentra sui problemi e ciò trasmette un senso di impotenza. Al Villaggio Pestalozzi per bambini i giovani imparano a considerare i problemi in modo diverso per trovare così i loro approcci risolutivi. Questo infonde loro fiducia.

Il fatto che a Trogen si incontrino adolescenti di nove nazioni è un’opportunità unica per i partecipanti. «Questa eterogeneità permette di ridurre i pregiudizi e mettere in discussione i preconcetti», afferma Lea. Ma tale atteggiamento si raggiunge solo gestendo i conflitti con rispetto: in questo processo, gli adolescenti imparano ad esprimere le loro esigenze e a sviluppare empatia nei confronti del prossimo. Ciò li incoraggia a trattarsi l’un l’altro da pari a pari e a cercare insieme risposte alle sfide della loro generazione.

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