«Essere donna o uomo è solo una parte della nostra identità»

13.03.2020 - 14:35 | Veronica Gmünder

Il tema del gender e della parità di diritti è più attuale che mai. È ormai da tempo che si dovrebbe essere arrivati ad un pari trattamento di tutte le persone, indipendentemente dal genere a cui sentono di appartenere. La Fondazione Villaggio Pestalozzi per bambini ha definito pertanto questo tema come priorità dell’anno. Ma cosa significa gender e come viene messo in pratica già oggi nei progetti in Svizzera?

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Nei suoi workshop, Barbara Germann promuove la diversità.

Il termine «gender» può fare riferimento al genere biologico o sociale oppure alla sua dimensione sociale. Si intendono in tal senso ad esempio i ruoli, le aspettative, i valori e le regole legate al genere.

I pregiudizi di tutti noi

L’anno scorso, la Fondazione ha emesso una direttiva di genere che, in futuro, avrà un impatto sui progetti nazionali ed esteri. La Fondazione Villaggio Pestalozzi per bambini pone così il focus sull’uguaglianza tra sessi. Ciò significa che donne e uomini, ragazze e ragazzi godono delle stesse condizioni, dello stesso trattamento e delle stesse possibilità di sviluppare il proprio potenziale e di crearsi la propria vita, godendo di tutti i diritti e con dignità. «L’uguaglianza è un tema centrale che è sempre presente nei nostri workshop», spiega la pedagoga Barbara Germann. Ad esempio, si parla dunque con i bambini e i ragazzi dei pregiudizi che hanno, ossia dei cosiddetti stereotipi. Solo le ragazze possono mettere lo smalto sulle unghie? Trovate giusto che i ragazzi non dovrebbero mostrare apertamente le proprie emozioni?

Correre come una ragazza

In una fase successiva, il personale pedagogico evidenzia quanto i pregiudizi influiscano sull’autostima. Uno degli esercizi consiste nel guidare i ragazzi a muoversi nella stanza in un determinato modo. Ad esempio a correre o tirare la palla come una ragazza. Non smette mai di stupire il fatto che in pratica si vedono esattamente gli stessi movimenti, indipendentemente dal Paese o dalla cultura a cui appartengono i ragazzi. «Le ragazze vengono rappresentate come esseri indifesi, deboli, quasi un po’ stupidi», afferma Barbara Germann.

Il video mostrato alla fine esemplifica ancora una volta quest’idea, spesso inconsapevole, dell’essere donna. Al contempo, emerge chiaramente che nella testa dei bambini più piccoli generalmente non esistono ancora queste immagini: per loro «come una ragazza » non significa ancora niente; né qualcosa di buono, né di cattivo. «È un ottimo esercizio per entrambi i sessi. Mostra come viene condizionata l’immagine della società in età adulta.» Terminati gli esercizi, Barbara Germann è contenta se i giovani si fanno delle domande e ne nascono delle discussioni. Vengono così smorzate e messe in discussione le opinioni pre-esistenti, rigide e spesso inconsce. Con il suo lavoro, mostra che è accettabile ammettere e sperimentare vari aspetti. «Siamo tutti diversi e abbiamo bisogno di cose differenti. Essere donna o uomo è solo una parte della nostra identità.»

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