I bambini dell’istituto scolastico Erlimatt esplorano la radio e i diritti

09.04.2020 - 12:32 | Milena Palm

Tra il 20 e il 30 novembre, la radiomobile della Fondazione Villaggio Pestalozzi per bambini è andata in onda «live» nel suo tour sui diritti dell’infanzia. La Fondazione aveva precedentemente indetto un’estrazione a sorte per la partecipazione gratuita a questo progetto. Tra i dodici vincitori troviamo anche la scuola Erlimatt di Pratteln (BL).

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Oggi i bambini mandano in onda in radio gli interventi che hanno elaborato personalmente, concernenti un diritto dell’infanzia.

Uno dei primi contributi dei bambini dell’istituto scolastico è la canzone di tutta la loro scuola: «[...] Se alto o basso o grasso o magro. Se veloce o lento fa lo stesso. Turco, inglese, serbo, italiano e tedesco – ci capiamo tutti lo stesso. Perché siamo una scuola, ci vediamo ogni giorno. Restiamo uniti nel bene e nel male.» Cantano con passione della loro coesione e del fatto che ad ogni bambino è consentito essere parte della comunità. Non importa da dove venga, quale sia il suo aspetto e che lingua parli. Perché non essere discriminati è un diritto che spetta ad ogni bambino. Ma i bambini dell’Erlimatt lo scoprono solamente quando iniziano a prepararsi per il progetto.

«Anche se i genitori dicono di no, i bambini dovrebbero avere il coraggio di parlare.»

Alisha – Alunno

Al via si parte Manca poco:

Mara e Rebecca vanno in onda. Hanno elaborato in classe gli interventi che emetteranno live. Alla classe è stato assegnato previamente un diritto dell’infanzia, che i bambini affronteranno in modo diverso nei loro interventi. Equipaggiate di fogli d’appunti e palesemente nervose, le due ragazze aspettano nel bus il loro grande debutto. Ripassano ancora una volta insieme i testi e la scaletta, entrambe sedute. Ovviamente però, il loro ripassone finale non le fa rilassare. Ed ecco che si parte: «Ciao! Mi chiamo Rebecca, mi chiamo Mara, e siamo su radio Pestalozziii», ecco che aprono il programma. Una volta terminato, sul volto delle ragazze la tensione lascia il posto ad un sorriso orgoglioso.

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Alisha ritiene che sia importante che i bambini conoscano i propri diritti e li difendano.

I bambini riequilibrano la tensione

Fuori quasi non si percepisce l’atmosfera tesa che aleggia nel bus. Durante le pause, gli altri bambini ronzano intorno alla radiomobile come fanno le api intorno al loro alveare. Quando sono in onda, tutti ascoltano emozionati i loro interventi, tra uno «shhh» qui e uno «shhh» lì. La musica che divide gli interventi li fa scatenare in balli e canti. Il buon umore trascinerà poi anche le moderatrici radiofoniche che, scendendo dal bus, sorridono lasciandosi così alle spalle la tensione. Non è da meno Alisha. «Siamo stati in radio – wow!», dice sprizzando di gioia. Ma il suo volto si fa ben più serio quando racconta perché crede che i diritti dell’infanzia siano importanti: «Ci sono molti bambini che non vivono una bella infanzia perché, ad esempio, non possono andare a scuola.» Per questo motivo, i bambini dovrebbero conoscere i propri diritti e difenderli. Come il diritto di poter dire la propria opinione. «Anche se i genitori dicono di no, i bambini dovrebbero avere il coraggio di parlare», pensa questa ragazzina di 10 anni. La dodicenne Alicia ha ricercato a lezione le differenze tra i sistemi scolastici. Nel suo resoconto ha infine approfondito il ciclo scolastico dell’Iran. Riporta che i bambini hanno l’obbligo di frequentare la scuola fino all’undicesimo anno. In seguito, sono i genitori a decidere, ed essi spesso li ritirano dalla scuola, soprattutto le ragazze. «Non mi sembra giusto. Tutti sono uguali e dovrebbero imparare le stesse cose.» Anche per Adem è chiaro che l’istruzione è importante e che tutti i bambini dovrebbero andare a scuola. Ha scoperto che in Ghana due terzi dei bambini non possono andare a scuola. «Non mi sembra assolutamente giusto», afferma l’undicenne. E continua dicendo che senza istruzione non si trova lavoro. «In Svizzera siamo senz’altro più fortunati. » Anche il risultato della ricerca di Iso, Kevin e Rehad per la radio è stato lo stesso: «Dovremmo apprezzare il fatto di vivere in Svizzera e di poter andare a scuola.»

«Le classi si sono confrontate intensamente con i complessi articoli dei diritti dell’infanzia e sono riusciti ad interiorizzarli.»

Samantha Kuster – pedagoga dei progetti radiofonici

I diritti dei bambini nella vita di tutti i giorni

Anche Samantha Kuster, la pedagoga della radio, tira le somme: «Le classi si sono confrontate intensamente con i complessi articoli dei diritti dell’infanzia e sono riusciti ad interiorizzarli. » Alcuni si sono occupati quindi del diritto al tempo libero, collegandolo ai pericoli insiti nei giochi online. «Un gruppo di ragazze ha accettato di trattare i temi relativi alla gravidanza in età adolescenziale e all’interruzione di gravidanza e ha intervistato in merito un’influencer svizzera.» L’attenzione è stata rivolta all’articolo 6 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che obbliga gli Stati contraenti a tutelare l’innato diritto alla vita di ogni bambino. L’insegnante Antje Kern ha notato che i bambini hanno capito molto e l’hanno applicato nella quotidianità. «Quando i bambini discutono, ho già sentito dire ‹Senti, puoi smetterla? Ho il diritto di avere la mia opinione e il permesso di dirla.›» L’insegnante crede che i bambini esercitino tra di loro i diritti appena appresi conformemente al loro senso. Ma non è tutto qui: durante le intense preparazioni, sarebbero sorti anche dei dibattiti avvincenti, ad esempio sulla democrazia. Antje Kern ritiene il confronto molto prezioso, poiché ora i bambini sono più consapevoli dei loro diritti. La classe ha inoltre scoperto anche molto sulle possibilità che offre la radio. Un passo importante è stato quello di scoprire quali fossero i temi che i bambini volevano riportare e come avrebbero organizzato gli interventi. «Ci abbiamo investito molto tempo. Anche perché per noi docenti e per i bambini era importante calarsi nel mondo radiofonico», spiega Antje Kern. L’insegnante è orgogliosa: «Tutti i bambini hanno avuto abbastanza coraggio per andare al microfono.» Secondo Antje Kern, riflettere e decidere cosa si vuole apportare al mondo è già di per sé una strada lunga. «I bambini l’hanno fatto meravigliosamente e responsabilmente.»

Cos’è «ida on air»?

Nel progetto radiofonico «ida on air» le ragazze e i ragazzi creano i propri programmi radiofonici trattando temi interreligiosi e di genere. Si sono così confrontati con la definizione dei ruoli ed hanno riflettuto sulle convinzioni sia personali che altrui, oltre che sulle religioni. Il progetto ha luogo in collaborazione con il centro di competenza per l’integrazione e l’uguaglianza del Cantone di San Gallo ed è pertanto sovvenzionato. «ida on air» affronta direttamente questioni relative all’omofobia e alla transfobia, all’identità e ai valori, alla parità di diritti e alla discriminazione, agli stereotipi e alla diversità, alle prescrizioni e ai rituali o alla religione e alle visioni del mondo. Il progetto arriva dunque al nocciolo della questione. Così facendo, non si promuove solamente il pensiero autonomo dei ragazzi e delle ragazze, ma anche la loro sensibilità verso la pluralità esistente nella società e i diversi modelli di vita. Grazie alla radio, i ragazzi e le ragazze si rendono responsabili dei loro interventi e ricevono una piattaforma per esprimere la propria opinione. Possono partecipare classi scolastiche, gruppi di animazione socio-culturale per giovani, associazioni giovanili, organizzazioni giovanili o associazioni culturali del cantone San Gallo.

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