Lontani da casa, ma non stranieri

12.03.2018 - 14:22 | Michael Ulmann

Arrivano come stranieri e partono come amici. Al Villaggio Pestalozzi per bambini nascono anno dopo anno molte amicizie. La provenienza, l’aspetto o la lingua dei partecipanti ai progetti di scambio interculturale non hanno lcuna importanza. Michael Ulmann racconta come si svolge uno di questi progetti. Il suo compito era accompagnare adolescenti serbi e polacchi.

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È una fredda giornata di gennaio. Ci sono adolescenti sparsi per tutta l’area del Villaggio per bambini, si sentono ridere forte. Gli adolescenti sono in tutto 80, polacchi e serbi, e quasi tutti non si sono mai visti prima d’ora. Sono i primi partecipanti del 2018 ai progetti di scambio interculturale al Villaggio Pestalozzi per bambini. Sono arrivati a Trogen da appena 24 ore e stanno già facendo la prima esercitazione insieme. Il compito assegnato è costruire in gruppi misti, su alberi, steccati o pareti di edifici, «piste per biglie» di carta, il più spettacolari possibile. Poiché in Polonia e in Serbia si parlano lingue diverse, anche se alcune parole sono molto simili, gli adolescenti comunicano in inglese.

Io, Tu, Noi

Durante il loro soggiorno di due settimane al Villaggio Pestalozzi per bambini, gli adolescenti fanno molte altre esercitazioni come questa, o simili. Per quanto banali possano sembrare, queste esercitazioni hanno sempre uno sfondo pedagogico-sperimentale: promuovere la tolleranza e il rispetto per chi non si conosce. Le attività pedagogiche sono orientate al cosiddetto «Modello IO-TU-NOI». IO significa riflessione sulla propria identità. TU indica la presa di contatto con il prossimo, le conoscenze sugli altri e la riflessione su stereotipi, pregiudizi, varietà, differenze culturali. NOI, infine, vuol dire comunicazione nel gruppo, collaborazione nel gruppo, risoluzione pacifica dei conflitti nel gruppo, convivenza pacifica. La maggior parte di queste esercitazioni di gruppo si basano sul lavoro di squadra, sulla responsabilità e la comunicazione interculturale priva di violenza. Ciò non solo favorisce le competenze linguistiche degli adolescenti ma anche la competenza personale, sociale e riflessiva.

Incitare alla riflessione

Tra i partecipanti allo scambio interculturale c’è anche Wiktoria, tredicenne di Rzeszów, una città della Polonia sud-orientale. Le è rimasta impressa soprattutto l’esercitazione «Walking in different shoes», in cui i partecipanti si calano in diversi ruoli e cercano di immaginarsi la vita di ciascuna persona. «Il mio ruolo era quello della figlia di un direttore di banca molto brava a scuola » dice Wiktoria. «Altri ruoli erano un profugo afgano, un uomo in sedia a rotelle, un giovane omosessuale. Questa esercitazione mi ha dato l’opportunità di riflettere per la prima volta a fondo sui pregiudizi e sperimentare che cosa si prova a essere emarginati. Poco dopo ha cambiato opinione riguardo ai serbi. «Ho sempre pensato che i serbi fossero arretrati e noiosi. Da quando qui al Villaggio per bambini ho conosciuto molti coetanei serbi e con alcuni ho fatto amicizia, so che non è vero.» Wiktoria ha anche notato che spesso gli adolescenti serbi hanno addirittura i suoi stessi desideri e speranze.

Anche Veljko di Niš, grande città della Serbia, ne ha tratto impressioni simili. Anche lui ha 13 anni e ha avuto la possibilità di rivedere i suoi pregiudizi. Lo hanno colpito soprattutto le esercitazioni nelle quali i partecipanti riflettono sulla propria identità. «Non mi ero mai veramente chiesto chi sono e che cosa voglio. Al Villaggio per bambini ne ho avuto l’opportunità, è stata un’esperienza completamente nuova e molto bella. La testimonianza di Veljko dimostra che prima di poter cambiare qualcosa è consigliabile – se non addirittura necessario – conoscere a fondo se stessi e i propri valori.

Radio, Säntis e altro

Nel corso del loro soggiorno, Wiktoria, Veljko e gli altri adolescenti approfondiscono quello che hanno imparato conducendo proprie trasmissioni radiofoniche dall’emittente per bambini e giovani «powerup», trascorrono il tempo libero insieme nel centro giovanile e nella palestra del Villaggio per bambini e fanno gite. Sono stati anche a pattinare a Heiden e sono andati sul Säntis e a Lucerna. Il tempo libero è un altro importante pilastro dell’approccio complessivo. Gli ulteriori incontri e scambi di idee che hanno luogo in queste occasioni arricchiscono ancor più la personalità degli adolescenti. Durante i progetti di scambio interculturale al Villaggio Pestalozzi per bambini, i partecipanti non devono studiare le materie scolastiche, ma, sotto la guida e l’incoraggiamento di esperti pedagogisti, imparano a conoscere meglio il loro mondo, attraverso l’esperienza diretta. L’approccio sostanziale è sempre quello della riflessione su differenze e comunanze. Quel che è certo è che gli adolescenti polacchi e serbi fanno ritorno in patria con più comunanze che differenze.

Venite a sapere dei progetti di scambio interculturale e vi informate di novità della Fondazione e delle progetti internationali.

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