Cosa significa essere forti

09.07.2020 - 16:27 | Christian Possa

Joseph ed Emmanuel non si sono fatti pregare due volte quando è stato chiesto loro di guidare il club di lettura della loro scuola. Per loro è l’opportunità perfetta per confrontarsi con i propri coetanei e farsi garanti dei diritti dell’infanzia.

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Si impegnano in difesa dei diritti dell’infanzia nel loro club: Joseph ed Emmanuel.

I venti membri circa si incontrano settimanalmente nella biblioteca della scuola primaria Mseto, nella città tanzaniana di Geita. Lì discutono dei libri o provano le presentazioni che faranno dinanzi al gruppo al fine di sviluppare la fiducia in sé stessi. Una fiducia che aiuta i bambini a rivolgersi ai docenti o a segnalare un inconveniente. «Leggere un libro è una cosa», spiega il dodicenne Emmanuel. «Segnalare la violazione di un diritto dei bambini è un’altra, bisogna essere forti per farlo e non si può far finta di niente.» Accanto alla formazione professionale del personale docente e alle migliorie infrastrutturali, il miglioramento delle opportunità di partecipazione delle alunne e degli alunni costituisce una base importante per creare un ambiente di apprendimento privo di violenza. Joseph apprezza il confronto diretto con i propri coetanei, sia nel club, che durante i training formativi dell’organizzazione partner New Light Children Centre Organisation o nelle gare con le altre scuole. Lo motiva molto il fatto di avere il tempo di stare tra bambini e di discutere di temi che riguardano la loro vita. Da quando ha partecipato ad un workshop concernente i diritti e la tutela dell’infanzia, Joseph capisce il suo ruolo di whistleblower. Munito di penna e bloc notes, annota infatti tutte le violazioni dei diritti dei bambini che gli si palesano di fronte agli occhi nella sua vita di tutti i giorni. Nell’ambito del progetto, è un progresso soddisfacente che bambini come Joseph ed Emmanuel conoscano i propri diritti e, soprattutto, che sappiano dove possono segnalare le violazioni e denunciarle.

Un’idea chiara

La disinvoltura che mostrano i due direttori del club di lettura di fronte alle proprie compagne e ai propri compagni va di pari passo con la maturità dei loro piani futuri. «Voglio fare l’insegnante», afferma il tredicenne Joseph. Due sono le argomentazioni alla base della sua decisione. Da un lato, è l’unico lavoro di fronte al quale le persone mostrano rispetto. Dall’altro, crede fermamente che questo lavoro sia appagante. «A ciò si aggiunge», continua con un occhiolino, «che la maggior parte dei politici (ad esempio il Presidente o il Primo ministro) in passato sono stati insegnanti.» Emmanuel, che sembra decisamente più grande dei suoi compagni quando parla e gesticola, in futuro vorrebbe diventare medico. «Mi dà la possibilità di aiutare persone indifese.» E fa sentire bene aiutare chi non ha possibilità, oltre ad essere sicuramente anche molto appagante.

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