Controbilanciare il mondo digitale

11.09.2020 - 16:27 | Lina Ehlert

In occasione del convegno specialistico sulla pedagogia dei media tenutosi presso il Villaggio Pestalozzi per bambini, esperti del settore si sono confrontati sul tema delle competenze mediatiche a lezione. Nell’intervista Florian Karrer, direttore del convegno, parla delle sfide, dei pericoli e delle possibili soluzioni.

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Tavola rotonda con Maya Götz, Sarah Genner, Nina Waldhier e Martin Hofmann.

Florian, perché occorre un convegno specialistico sulla pedagogia dei media?
Nei progetti radiofonici nelle scuole abbiamo notato che al personale docente si richiede molto di utilizzare i social media. I bambini dispongono di dispositivi digitali a lezione sempre più precocemente. Ciò influisce enormemente sulla quotidianità scolastica. Inoltre, il 90% degli adolescenti naviga in Rete per più ore al giorno. Come società dobbiamo confrontarci con questa realtà. Attraverso questo convegno specialistico vogliamo svolgere un lavoro di sensibilizzazione. E in tal modo, tutelare anche i bambini.

Quali sfide pongono i media digitali al personale docente?
La maggiore sfida è forse l’onnipresenza dello smartphone, soprattutto nella scuola superiore. Al personale docente si richiede di trovare un modo di gestire la situazione. Lo smartphone dovrebbe essere integrato a lezione in modo utile e ci dovrebbero essere regole che promuovano lo stare insieme. Spesso i bambini e gli adolescenti sanno anche molto di più degli adulti sull’uso dello smartphone. Molti docenti ne sono invece sopraffatti.

È a questo punto che entra in gioco questo convegno specialistico?
Nel convegno specialistico vogliamo motivare il personale docente ad affrontare in modo proattivo le competenze mediatiche. Ed infine: Internet è anche un luogo con contenuti pericolosi, dal quale bambini e adolescenti devono essere protetti. Ecco perché si devono sensibilizzare sia gli adulti che i bambini e gli adolescenti.

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Florian Karrer, Responsabile radio per bambini e adolescenti

Di che pericoli si tratta?
La relatrice Maya Götz, studiosa e pedagoga dei media presso l’Istituto centrale internazionale di televisione formativa e per giovani a Monaco di Baviera, ha parlato in modo molto impattante dei modelli che vengono trasmessi dai media. Si parla ad esempio di un aspetto fisico femminile e maschile distorto, che viene propagato in particolar modo da serie e film. Le persone normali non possono presentare affatto un corpo delle misure lì rappresentate, sarebbe patologico. Ciò nonostante, nei media sono rappresentate come il modello estetico ideale. Sul piano psicologico, questi modelli fisici fanno sentire i giovani costantemente come se non fossero abbastanza. Sui social media, inoltre, è possibile mettere molto velocemente qualcuno in ridicolo. Si diffondono e normalizzano così le offese all’interno della massa. E la Rete non dimentica.

I docenti come possono rafforzare le competenze mediatiche a lezione?
I docenti possono cercare di controbilanciare analogamente il mondo digitale. Ad esempio sotto forma di esperimento, in cui si invita l’intera classe a rinunciare intenzionalmente allo smartphone per una settimana. Si può poi riflettere insieme sulle esperienze. La mancanza dello smartphone tocca principalmente gli stessi punti: identità, autostima e paure. «Non sento i miei amici, non sono in chat, non lo vengo a sapere.»

Fai degli esercizi simili anche durante i progetti radiofonici con i bambini. Da cosa noti che stanno cambiando il loro atteggiamento nei confronti dei media?
All’interno del gruppo sono molte le cose che succedono dinanzi ad una condivisione del genere. Si diventa consapevoli dell’uso personale che si fa dei media e dell’effetto che ciò ha sulla propria vita. I bambini iniziano a riflettere e notano che gli altri bambini devono affrontare sfide, problemi e paure simili nell’uso dei media. Dopo gli esercizi, finiscono quindi ad assumere una nuova prospettiva e utilizzano i loro smartphone con una maggiore consapevolezza.

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